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Susan Sontag
Guccione arriva in America

in Guccione
Fabbri Editori 1989

Uno dei significati principali del moderno in arte è la sua transnazionalità. Per quasi tutto questo secolo letteratura, architettura, musica si sono sviluppate come un'impresa internazionale, vale a dire moderna. Prendiamo il più grande degli scrittori italiani contemporanei, Italo Calvino: anche se cresciuto su modelli italiani come le Operette Morali di Leopardi, Calvino è il tipico scrittore moderno ossia internazionale. Ora questo sviluppo, che appare normativo nei moderni stili artistici, incontra qualche difficoltà nel caso della pittura. La trasmissione e la ricezione della pittura restano racchiuse entro confini e identità nazionali. A differenza di altre arti, in pittura viaggiare sembra particolarmente arduo.
In pittura, il provinciale viene penalizzato. (Alcuni ne danno la colpa a quella tendenza in uso nel mondo artistico a scegliersi una capitale: Parigi prima della Seconda Guerra Mondiale, la New York degli anni Cinquanta e Sessanta). È così che la pittura americana ha dominato la coscienza del mondo artistico per qualche decennio; e se negli ultimi anni gli americani hanno mostrato di essere più al corrente della pittura europea contemporanea, lo hanno fatto per scoprire nuovi gruppi artistici più che artisti singoli.
Vedi l'interesse per gli ultimi pittori <<neo-espressionisti>> tedeschi (Kiefer e altri) e per certi giovani pittori italiani (che si dà il caso siano tutti residenti a New York). Ne risulta che la nostra conoscenza dell'arte contemporanea è fuori squadra, sbilenca; soprattutto, io credo, di quella che si fa in Italia. A partire dai Futuristi - che all'estero restano ancora i più conosciuti tra i pittori italiani - la pittura italiana è e continua ad essere guardata soprattutto in termini di <<scuole>> e di <<movimenti>>. I pittori che un tale sistema più punisce sono proprio i più originali, i non classificabili. Risale appena a due anni fa la prima grande mostra di Morandi a New York (al Guggenheim Museum). E Piero Guccione, che io considero il massimo pittore italiano contemporaneo e uno dei migliori oggi attivi, comincia solo ora ad esser conosciuto.
Guccione è un pittore che raffigura brillantemente sia lo spazio interno (stanze, con o senza figure; pareti, finestre) sia quello esterno. La varietà dei soggetti è eroica: ritratti, paesaggi, studi di macchine, astrazioni. Anche se i suoi disegni dimostrano che Guccione è un progettista superbo, egli resta soprattutto pittore, e con un sorprendente senso del colore.
Le sue prime opere sono un alternarsi di colori sommessi e intensi; molte delle sue forme sono geometriche. Negli ultimi dieci anni la tavolozza è quasi tutta pastello, il segno è tenue.
Il pubblico italiano troverà sicuramente che in quell'uso della luce, in quella tavolozza voluttuosa c'è molto <<Sud>>: i colori di Monet e di Degas, cotti al sole. Ad un occhio internazionale, che è poi quello che legittimamente gli compete, i legami tra l'opera di Guccione e la sua Sicilia (dove è nato nel 1935 e dove ora vive e lavora) si rivelano altrettanto tenui di quelli esistenti ad esempio tra l'arte sottile di un Richard Diebenkorn e le sue radici californiane. (Come Diebenkorn, Guccione è un pittore contemplativo). Siamo di fronte a una pittura sottile, attenta; una pittura che non è mai arrogante o puramente <<espressiva>>; sincera, scrupolosa ma soggettiva. Molte delle opere recenti consistono in paesaggi vuoti, estatici. Una produzione ancor più recente ci mostra una serie straordinaria di alberi distrutti, eroici.
Guccione è pittore di suprema consapevolezza. Ma quando allude ad altri pittori coi quali ha qualche affinità, il risultato va sempre al di là dell'omaggio. È un dialogo. Penso ai sei studi su una fotografia di Francis Bacon eseguiti tra il 1976 e il 1979, e ai molti quadri basati su temi di Caspar David Friedrich, fatti tra il 1981 e il 1984. In questo suo riferirsi a Friedrich è la chiave della sua sensibilità. Friedrich guardò al paesaggio come a un modo di prender possesso dell'infinito: intenzioni simili ha Guccione. Ma a differenza di quasi tutti quei pittori contemporanei che possono essere chiamati romantici, nel suo caso si tratta di un romanticismo meritato. Guccione è uno dei pochi artisti oggi attivi ad avere un rapporto intelligente, non brutale, con le vicende della pittura occidentale. Guccione dipinge a tutta forza, non ricerca facili soluzioni; conscio del passato e insieme calato nella insicurezza moderna che egli riesce a dominare – a renderla produttiva e diretta, non nichilistica o autoironica.
L'opera di Guccione, mai decorativa né cerebrale, sempre assorta, genuinamente <<sensuosa>>, dà speranza nel presente della pittura e nel suo futuro.

 

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